chiesa di san martino vescovo
ginosa - taranto
Gli Acta Sanctae Visitationis in Terra Genusii documentano che la Chiesa Matrice di Ginosa, originariamente dedicata a San Martino di Tours, possedeva già l'impianto architettonico attuale, articolato in tre navate separate da pilastri quadrati con archi a tutto sesto e a sesto acuto. La navata centrale è coperta da una volta a botte ogivale lunettata, mentre quelle laterali, suddivise in quattro campate, presentano volte a botte che si interrompono in corrispondenza del presbiterio.
Lungo la navata sinistra si aprono quattro cappelle: la Cappella della Santissima Trinità, già dedicata a Santa Maria della Neve e custode della statua della Madonna del Rosario; la Cappella della Madonna del Carmine, già di Sant'Antonio di Padova; la Cappella del Rosario, già dei santi Caterina e Bartolomeo; e la Cappella di San Pietro, originariamente dedicata al Corpus Domini. Presso il presbiterio si trova inoltre la cappella absidata di Santa Maria de la Bruna, fatta edificare da Antonio Grisone alla fine del XV secolo.
La facciata romanica a capanna conserva affreschi di carattere araldico e la raffigurazione di San Martino che divide il mantello con il povero, mentre il campanile quadrangolare si sviluppa su tre livelli, conclusi da una cuspide piramidale. La chiesa dispone di due ingressi, uno principale e uno laterale, sul cui architrave è incisa la celebre iscrizione Quod es fui, quod sum eris, memoria dell'antico cimitero adiacente.
Dal 6 ottobre 1765 la chiesa è dedicata alla Madonna del Rosario, proclamata Matrona della città di Ginosa. La statua della Vergine, commissionata nel 1764 dal feudatario Carlo Gioacchino Spinola e custodita nella prima cappella, costituisce ancora oggi il principale riferimento della devozione mariana cittadina.
Le opere oggetto di intervento interessano le cappelle laterali della fabbrica (internamente e sulle coperture) al fine di garantire la conservazione dell’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi.
Nel corso dei lavori di restauro delle pareti della Cappella della Madonna del Carmine, originariamente dedicata a Sant'Antonio di Padova, sono emersi, al di sotto di numerosi strati di scialbo, affreschi di notevole interesse storico e artistico, la cui riscoperta ha restituito importanti testimonianze dell'antico apparato decorativo della cappella.
Le scelte tecniche e materiche adottate nel progetto, così come descritte, sono in sintonia con gli assunti del contemporaneo dibattito culturale sull’intervento in ambiti urbani di valenza monumentale. Esse si riconnettono ai principi del minimo intervento e alla appropriatezza e congruenza in relazione al contesto architettonico, sulla base dei criteri metodologici espressi.






















































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