chiesa della madonna delle vergini

parco delle chiese rupestri del materano - matera

La festa della Madonna delle Vergini rappresenta una delle più antiche e sentite espressioni della devozione popolare materana. Celebrata ogni anno nell'ultima domenica di maggio, affonda le proprie radici nella tradizione secolare della comunità, come testimoniano già le Cronache di Nelli, che ricordano il costante afflusso di pellegrini al santuario.

Fino ai primi decenni del Novecento, e ancora negli anni Cinquanta e Sessanta, artigiani, calzolai, barbieri, stagnini e calderai raggiungevano la chiesa ogni lunedì di maggio. Partendo da Porta Pistola, attraversavano la Gravina e risalivano lungo gli antichi tratturi della Murgecchia, sostando in preghiera presso la Madonna di Monteverde. Le botteghe rimanevano chiuse e l'intera giornata assumeva il carattere di un pellegrinaggio comunitario: le famiglie cucinavano nelle grotte circostanti e trascorrevano il tempo tra momenti di convivialità, canti e preghiere.

Il momento culminante era rappresentato dalla processione del simulacro della Vergine con il Bambino, seguita dalla celebrazione eucaristica all'interno della chiesa rupestre, in un'atmosfera di intensa partecipazione religiosa.

Ancora oggi la festa conserva pressoché immutato il suo significato. Le celebrazioni iniziano all'alba con il tradizionale pellegrinaggio che, da Porta Pistola, attraversa i Sassi e la Gravina per raggiungere la chiesa della Madonna delle Vergini. Qui si svolge l'«Omaggio a Maria», accompagnato da canti e preghiere, cui segue la Santa Messa. Nel pomeriggio il Vescovo presiede la solenne celebrazione eucaristica, alla quale partecipano numerosi fedeli e visitatori, mentre la processione della sacra immagine lungo gli antichi sentieri della Murgecchia e lo spettacolo pirotecnico concludono la giornata di festa.

La profonda e ininterrotta devozione del popolo materano ha trovato un importante riconoscimento il 30 ottobre 2013, quando l'Arcivescovo Salvatore Ligorio proclamò la Madonna delle Vergini Patrona del territorio della Murgia materana. Il titolo venne confermato il 10 dicembre dello stesso anno dalla Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che fissò al 24 maggio la memoria liturgica annuale della Vergine.

Questo riconoscimento sancisce il profondo legame tra la Madonna delle Vergini e il territorio murgiano, un luogo che da secoli invita alla preghiera, al pellegrinaggio e alla contemplazione. La straordinaria posizione panoramica della chiesa, affacciata sulla Gravina e sulla città di Matera, rende ancora oggi il santuario un punto di incontro tra fede, storia, paesaggio e identità culturale.

La storia della chiesa della Madonna delle Vergini è strettamente legata a quella dell'antico Casale Sant'Elia, uno dei più antichi insediamenti rupestri del territorio materano, situato nell'area della Murgecchia. Frequentato fin dalla preistoria, il sito conserva testimonianze della presenza umana dall'età del Bronzo, del Ferro e magno-greca, confermate anche dai ritrovamenti archeologici e dalla presenza di un'antica fornace.

Le prime attestazioni storiche del casale risalgono alla fine del XVI secolo, quando lo storico Eustachio Verricelli lo cita nella sua Cronica de la città di Matera nel Regno di Napoli con il nome di Santa Lya, ricordandolo tra gli antichi casali ricchi di grotte, chiese e sepolture. Anche l'archeologo Domenico Ridola riconobbe questo luogo come uno dei nuclei più antichi da cui ebbe origine la città di Matera.

L'area è oggi conosciuta come Madonna delle Vergini, ma il suo nome originario era proprio Casale Sant'Elia, derivato dalla presenza dell'antica chiesa dedicata al profeta Elia. In seguito al crollo di quest'ultima e alla conseguente scomparsa del suo culto, il centro della devozione popolare divenne la vicina chiesa della Madonna delle Vergini, che finì per dare il proprio nome all'intero complesso rupestre. La posizione lungo l'antica via mulattiera della Scalaferrata, importante collegamento tra la città e la gravina, testimonia inoltre come il luogo fosse meta di pellegrinaggi già in epoca antica.

La chiesa della Madonna delle Vergini sorge nel cuore della Gravina di Sant'Elia. In origine era conosciuta come Santa Maria della Mensa, nome successivamente trasformato dal popolo in Santa Maria Masulo, in riferimento ai terreni appartenenti alla Mensa Arcivescovile. Solo dalla seconda metà del Cinquecento compare il titolo di Madonna delle Vergini, probabilmente in relazione alla diffusione delle litanie lauretane con le invocazioni Virgo Virginum e Regina Virginum.

Un'importante testimonianza della sua esistenza è contenuta nella visita pastorale del vescovo Saraceno, che descrive la chiesa come proprietà della Mensa Arcivescovile e ne definisce i confini con il Gurgo Grande e le terre del Capitolo della Cattedrale. In seguito alle leggi eversive dell'Ottocento, gran parte dei terreni passò ai privati, mentre alla Mensa rimasero la chiesa e le grotte circostanti.

Nel Settecento la chiesa viveva un periodo di intensa devozione. La Cronaca di Matera di Nelli ricorda come ogni sabato numerosi fedeli e sacerdoti vi si recassero per celebrare la Messa, spesso grazie alle offerte dei devoti. Due grandi feste annuali, organizzate dagli stessi pellegrini mediante la raccolta di elemosine, contribuivano a mantenere vivo il culto e a finanziare gli interventi di manutenzione e l'acquisto degli arredi sacri.

Ancora agli inizi dell'Ottocento gli studiosi descrivono la Madonna delle Vergini tra le più importanti chiese rupestri dell'agro materano, anche se già segnata dal tempo e dall'abbandono. Con la Prima guerra mondiale il santuario cessò progressivamente di essere officiato, fino a quando, nel 1927, un gruppo di fedeli ottenne il permesso di restaurarlo e restituirlo al culto.

Interamente scavata nella roccia calcarenitica, la chiesa conserva una sola navata e mostra i segni dei numerosi interventi che nei secoli hanno modificato l'originaria struttura ipogea, causando anche la perdita di gran parte degli antichi affreschi. L'arcivescovo Lanfranchi ne promosse un importante restauro nel XVIII secolo, al quale si deve l'attuale facciata in muratura. Dopo il crollo del timpano, quest'ultimo è stato ricostruito negli anni Novanta del Novecento con una nuova nicchia che accoglie una statua della Madonna.

L'interno custodisce un altare centrale in tufo con un'immagine lignea della Madonna delle Vergini, realizzata nel 1978 da Francesco Pentasuglia come fedele copia di un dipinto più antico. Sono presenti anche un altare laterale ottocentesco restaurato, un ambiente ipogeo ricco di nicchie e una statua della Vergine scolpita nell'Ottocento dall'artista materano Pasquale Calabrese.

Particolarmente suggestiva è la fila di mattonelle maiolicate che attraversa il pavimento della chiesa fino all'altare. Essa ricorda un'antica pratica devozionale, oggi scomparsa, secondo la quale i pellegrini, per sciogliere un voto, raggiungevano l'altare avanzando in ginocchio e prostrandosi in preghiera.

Ancora oggi la chiesa della Madonna delle Vergini rappresenta uno dei luoghi più significativi della spiritualità materana, custode di una memoria millenaria che unisce archeologia, storia, arte e tradizione popolare in uno dei paesaggi rupestri più affascinanti della Murgia.

Il progetto di restauro conservativo ha riguardato il restauro delle superfici esterne e, in particolare, di quelle interne, in particolar modo le superfici pittoriche, celate da strati di intonaco. Il progetto ha riguardato anche la camera ipogea utilizzata come sagrestia.

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